Anni ’60, i Mamas and Papas cantavano California dreamin’ e l’anno dopo, da noi, spopolò la versione italiana dei Dik Dik: “Ti sogno California e un giorno io verrò”.
Questa settimana, invece, è stata la mitica California a venire da noi sull’onda di notizie tutt’altro che dolci e poetiche.In rapida sequenza, due banche, di rispettabili dimensioni, hanno fatto crack.
Silvergate Bank: banca fondamentale per lo sviluppo del settore delle criptovalute,(cito Il Sole 24 Ore del 9 marzo) di cui, la holding capogruppo, ha annunciato la chiusura ordinata e la liquidazione con il rimborso dei depositati.
Silicon Valley Bank: la sedicesima banca USA, dopo tre giorni di crollo delle azioni conseguente all’allarme per la fuga dei depositanti, venerdì scorso, è fallita.Per evitare il ripetersi degli errori commessi con Lehman Brothers, il Regolatore bancario californiano ne ha imposto la chiusura e ne ha trasferito i conti correnti alla Fdic, una sorta di assicurazione che garantisce i depositi fino 250.000 dollari.
Ora sta cercando febbrilmente di trovare un acquirente ma, le dimensioni di Svb sono tali da rendere ardua l’impresa.Anche se, al momento, con esiti e preoccupazioni diverse per i depositanti, le cause dei due crolli, oltre agli errori di conduzione, sono ascrivibili a fattori simili:
- la deregulation voluta da Trump, nel maggio 2018, portò da 50 a 250 miliardi illivello entro cui le banche potevano ignorare i limiti imposti dopo il crollo Lehman.
- il rialzo dei tassi d’interesse messo in atto tardi, e poi troppo rapidamente, dallaFED che, come tutti abbiamo dovuto sperimentare sulla nostra pelle, ha fattocrollare il valore dei titoli in portafoglio.
- entrambe sono crollate perché non sono state in grado di sostenere, con capitalipropri, le perdite subite dai loro investimenti
Svb, per anni, ha raccolto denaro in depositi a breve che poi investiva in Titoli di Stato USA, universalmente noti come, il più sicuro degli impieghi. Naturalmente, per tutto il periodo dei nano-tassi, per realizzare qualche guadagno, sceglieva quelli a lunga scadenza. Per questo, quando la FED ha dato inizio al rialzo dei tassi, le obbligazioni, pur se di altissima qualità, hanno registrato perdite di prezzo e, come è noto, più lunga è la scadenza del titolo, più alta è la perdita. (ricordate l’altalena?)
Quali probabili sviluppi?
- La reazione negativa dei mercati non si è fatta attendere. In modo più violento in Europa, forse perché recentemente erano cresciuti di più, e in Italia, perché il nostro mercato è zeppo di titoli bancari.
- Non sarà un’altra Lehman Brothers perché, ammaestrati da quei dolorosi errori, la reazione, delle autorità bancarie e politiche, è stata radicalmente diversa. Perché si potrebbero trovare acquirenti (la filiale inglese di Svb è già stata comprata da HSBC). Nel mondo occidentale, le regole post Lehman, hanno imposto limiti alla leva finanziaria degli operatori riducendo l’impatto delle possibili situazioni di crisi.
- Per un certo periodo i mercati saranno turbolenti per la prima reazione emotiva e per l’eventuale attivazione di entità speculative di grosso calibro che potrebbero decidere di attaccare altre realtà strutturalmente deboli.
Che lezione trarre da questi eventi?
La classe non è acqua e, soprattutto, non deve essere acqua la solidità dei conti dello Stato e la capitalizzazione del gruppo a cui affidiamo i risparmi.
a) I nostri conti pubblici non sono brillanti ma, in compenso, i cittadini sono poco indebitati (in confronto a quelli di altri paesi) e detentori di un alto volume di risparmi.Naturalmente, come è già accaduto in passato, non bisogna prestare il fianco.
b) I gruppi bancari italiani, in questi anni, hanno ridotto il livello di crediti deteriorati e migliorato la capitalizzazione. Di questo dobbiamo essere grati all’Europea per aver adottato e imposto, alle banche dell’Unione, senza distinzione per dimensioni, di adeguarsi ai criteri di Basilea III, rendendo più solido l’intero sistema.
c) La solidità dipende dalla capitalizzazione, ovvero, dalla disponibilità delle risorse finanziarie atte a fronteggiare eventuali situazioni di crisi aziendali o di mercato.La classe non è acqua e, come a scuola, non tutti frequentano la stessa classe.

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