Nei dodici mesi dall’invasione dell’Ucraina, che ha scatenato il calo di tutti i mercati, Strategist e Gestori hanno generalmente imparato a navigare con la nuova situazione. Quello che non sanno è come evolverà la guerra. Per tutto il resto qui trova una sintesi di quanto ho raccolto da loro.
È appena iniziato il tredicesimo mese, da quel drammatico 24 febbraio 2022, che diede vita ad un’invasione militare che in Europa non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale.
Oltre al terrificante numero di vittime, alle immani sofferenze umane ed alla distruzione materiale, l’evento ha generato un nuovo ambiente di equilibri geopolitici e finanziari.
L’inflazione, che aveva già iniziato a salire a seguito delle riaperture, è stata accelerata dall’isolamento della Russia e dalla riduzione dei flussi di petrolio e gas verso l’Europa.
L’economia dei paesi europei, in seguito al rincaro delle materie prime energetiche e al rialzo dei tassi d’interesse, ha subìto rallentamenti ma non quanto si temesse inizialmente.
La carenza energetica e i relativi piani di razionamento sono stati infatti evitati grazie ad un inverno mite ed al rapido reperimento di forniture alternative.
Se gli effetti economici sono stati tutto sommato limitati non è stato così per l’inflazione. Il fenomeno, assente dagli anni ’80, è stato generato in Europa dalla carenza dell’offerta di prodotti e negli Stati Uniti da un’economia galoppante e inondata di liquidità a tassi ridottissimi.
Nonostante l’inflazione sia stata generata da cause diverse la FED, e poco dopo la BCE, hanno deciso di curarla con la stessa medicina: il forte e rapido rialzo dei tassi d’interesse.Questa scelta, probabilmente inevitabile, attuata per combattere l’inflazione tramite il rallentamento della crescita economica, ha penalizzato pesantemente i mercati finanziari.
Sul fronte dei governi e delle banche centrali, la speranza è che la manovra, che durerà per parecchi mesi, si concluda con il cosiddetto “atterraggio morbido” ovvero, riportare l’inflazione a livelli accettabili senza mandare l’economia a gambe all’aria.
Sul versante nostro, quello dei risparmiatori a cui mi rivolgo, e di cui anch’io faccio parte, le discese dei mercati finanziari sono invece rapidamente percepibili, perché incidono in tempo reale sugli investimenti ma, paradossalmente, per chi ha tempo, sono meno gravi.
Perché?
Perché le cadute dei mercati finanziari, per loro natura, sono transitorie.Questo non toglie che l’effetto maionese impazzita generato dalla guerra, dalla fiammata inflazionistica, dalle difficoltà di approvvigionamento, dal rialzo dei tassi, abbia portato nei dodici mesi alle cadute parallele dei mercati
- Azionario: di cui il Vix (indice di volatilità con valore medio19) è schizzato a 30
- Obbligazionario: che non ha risparmiato neanche i titoli c.d. “safe haven” (zona protetta)come i Treasury (titoli di stato americani) e i Bund (i BTP tedeschi)
- Criptovalute in crollo verticale (citate per cronaca perché non si possono considerare investimenti)
Tra le rare eccezioni positive l’indice delle materie prime e l’andamento della borsa italiana, in cui hanno gran peso i titoli bancari favoriti dall’aumento dei tassi d’interesse.

Uno sguardo al futuro
Le questioni geopolitiche, con in cima la guerra in Ucraina, sono la grande incognita che rende ancora più “improbabile” fare previsioni ma, da diverse fonti qualificate e spesso esenti da interessi commerciali, (Istituti di Ricerca e Università) non traspaiono particolari preoccupazioni.
La crescita economica rallenterà ma probabilmente, per le maggiori economie mondiali, si eviteranno lunghe e profonde fasi di recessione.I mercati oscilleranno, talvolta per i venti di guerra altre per l’andamento dell’inflazione, ma la grande discesa c’è già stata.
La volatilità che ci aspetta sarà quella di una fase di recupero anche se, alle condizioni date, potrà essere meno rapida ed ampia di quella post covid.
La velocità di discesa dell’inflazione e le conseguenti decisioni sui tassi di FED e BCE influenzeranno gli andamenti di azioni e obbligazioni ma, il barometro macroeconomico, sembra preannunciare una progressiva stabilizzazione.
La Globalizzazione non è defunta. Si sta trasformando in Globalizzazione tra paesi amici.
La disponibilità di materie prime sarà, nel contempo, un terreno di disputa tra le nazioni ed un’opportunità d’investimento strategico per i risparmiatori.
La salita dei tassi, che ha penalizzato gli investimenti obbligazionari in corso, ha riaperto le possibilità di ottenere diversificazione e rendimenti che erano scomparse da molti anni.
Sul versante azionario, chi può, consideri i momenti di debolezza come un’opportunità di incrementare le posizioni o, in alternativa, attivare piani di investimento automatici.
Ancora meglio se gli acquisti vengono attuati da piani “intelligenti” che incrementano gli importi investiti in modo inversamente proporzionale alla discesa dei prezzi.
Caro lettore, queste sono riflessioni a carattere generale che vanno calate nelle specifiche realtà personali. A Lei la decisione di farne oggetto di un prossimo incontro.

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