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Essere un risparmiatore italiano, statunitense o thailandese è la stessa cosa? 

Certamente no, perché le scelte d’investimento, se ben pianificate, devono tener conto del tipo d’economia, della valuta, della politica sociale del paese in cui si vive. 

Proprio per questo è utile riassumere sinteticamente in che tipo di nazione viviamo. L’Italia, dal secondo dopoguerra, è una Repubblica Democratica che all’epoca, in un mondo diviso in due grandi blocchi contrapposti, decise di far parte di quello occidentale, atlantico, libero. 

Nel tempo, nel solco della tradizione europea, ha progressivamente sviluppato un alto livello d’assistenza. (il c.d. Welfare State) In seguito, è stata uno dei soci fondatori dell’Unione Europea ed ha adottato l’Euro. Problemi ed errori iniziali a parte, lo Stato e noi cittadini, abbiamo potuto contare su un mercato allagato per le nostre esportazioni e su una moneta forte e stabile, con evidenti vantaggi in termini di bassi tassi d’interesse e di bassa inflazione. 

Ciò nonostante, da molti anni, la situazione si va deteriorando e il paese arretra. Alcuni pensano, con qualche ragione, che ciascuno viva nello Stato che si merita. A me piace di più dire che “Lo Stato siamo noi” perché, a mio avviso, è un modo di richiamare me stesso, prima che la collettività, all’assunzione di responsabilità. 

Anche se Max Weber si rivolterà nel loculo, per facilitarci il compito di identificare il tipo di Stato in cui viviamo, propongo tre modelli metaforici per cui lo Stato, può essere descritto come: una Caserma - un Casinò - una Famiglia

In sintesi: 

- lo Stato Caserma è quello che limita o annulla le libertà sociali e individuali. 

- lo Stato Casinò è quello che s’indebita per comprare consenso; che evita anche le decisioni più utili se impopolari; che scarica, su altri le proprie responsabilità. 

Dulcis in fundo lo Stato Famiglia. 

Il classico nucleo sociale organizzato in ruoli: nonno - genitori figli (e nipoti) 

PERSONAGGI 

Nonno: Presidente della Repubblica 

Genitori: Governo, Parlamentari, Amministratori locali 

Figli: Cittadini adulti/elettori Lo Stato Famiglia o, fuor di metafora, la Democrazia, fortunatamente non solo per me, è in assoluto la migliore forma di Stato. Tutto bello salvo che, la Democrazia, è un modello imperfetto perché, dovendo rappresentare un grande numero di cittadini, deve necessariamente utilizzare un sistema di Delega, di Divisione dei poteri e di possibilità di alternanza. E qui cominciano i dolori perché, per accaparrarsi la Delega ed il Potere, da troppi anni, troppi politici, inseguono il consenso a breve termine, cavalcano il problema contingente e non affrontano mai le questioni in ottica strutturale. Non mettono mai i cittadini difronte all’evidenza che il bilancio statale, come quello di una famiglia sana, deve quadrare. 

Che, per sovrapprezzo, il bilancio di una famiglia o di uno Stato già super-indebitato è la classica “coperta corta”. 

Se lo Stato rincorre il contingente, se elargisce sovvenzioni a pioggia, se la vita media si allunga ma non aggiorna l’età pensionabile, i cittadini ne avranno un sollievo solo temporaneo e la spesa andrà ad accumularsi creando ulteriore debito. 

Per fermare il declino lo Stato deve recuperare efficienza avviando riforme, liberalizzando settori, decidendo investimenti infrastrutturali che facciano crescere l’economia. Solo così i cittadini staranno meglio e, nel tempo, ci sarà un ritorno economico dagli investimenti effettuati che ripianeranno il debito. 

C’è chi si impunta nella difesa delle vecchie rendite di posizione tipo Concessioni Balneari e Licenze Taxi o si oppone all’ammodernamento di un vetusto Catasto, sul cui giusto efficientamento abbiamo già tanto investito. Il Paese ha invece bisogno di affrontare problemi strutturali quali la carenza degli investimenti sul capitale umano (il più basso numero di laureati in Europa), sulla messa in sicurezza del territorio, sulle infrastrutture, sulla riconversione ecologica. Ma allora è tutta colpa della politicaaaa!!! 

Gennaio 1961 - discorso d’insediamento di John F. Kennedy: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese” 

Mi rendo conto che, per il tiepido spirito di appartenenza dell’italiano medio, questo possa essere troppo ma, come dice il titolo di questa news: Lo Stato siamo noi

Ogni volta che non emettiamo fattura o non la chiediamo; ogni volta che ci diamo malati non essendolo; ogni volta che nottetempo scarichiamo materiali di risulta nel bosco; ogni volta che rinunciamo al diritto/dovere di votare; ogni volta . . . Negli anni ‘80 il Debito/PIL era un solido 60% ma, la Liretta si svalutava, i capitali fuggivano per aggirare le limitazioni alla circolazione, l’inflazione superò il 21%. La prima cosa che mi chiedevano i clienti era “mi aiuta a portare i soldi all’estero?” 

Non era bello sentirlo dire e non lo sarebbe oggi che all’estero possiamo investire. 

Caro lettore, quello che conta veramente è Lei con le sue eventuali preoccupazioni. Il mio compito, a sua richiesta, sarà quello di aiutarla a testare la resilienza dei suoi investimenti, alla luce delle diverse possibili evoluzioni autunnali. Lo Stato siamo noi e prendendone atto, ciascuno per la parte di competenza, dobbiamo adoperarci per conservarlo Occidentale, con un Welfare Europeo, Libero.




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