Orientamento divergente delle maggiori banche centrali. La guerra estende l’inflazione anche ai prodotti alimentari di base. Quali effetti sulle strategie d’investimento?
Le Banche centrali hanno strategie diverse perché diverso è lo stato delle rispettive economie, il livello dell’inflazione e l’impatto della guerra.
- L’inflazione negli USA ha raggiunto il 7,5%. Il fatto che il dato sia in linea con le previsioni non ci consola visto che è il livello più alto degli ultimi 40 anni. La FED si riunirà il 15-16 marzo e, probabilmente, inizierà il ciclo di rialzo dei tassi con uno 0,25% ma, l’inasprimento complessivo sarà di sicuro meno spinto di quanto si prevedeva prima del conflitto.
- C. Lagarde ha invece fatto intendere che la BCE comincerà con il sospendere, in modo alquanto brusco, l’acquisto di titoli del Debito Pubblico dei diversi Stati. Svolta che sembra più cattiva perché la BCE c’è arrivata un po' troppo rilassata. Nel difficile bilanciamento tra la protezione della crescita economica e la lotta all’inflazione, al momento, ha scelto la seconda. Ma i mercati non hanno gradito.
- La PBOC, Banca centrale cinese opera in controtendenza, sia perché il ciclo del Rialzo dei tassi l’aveva già effettuato, sia perché ha buone ragioni per non temere un boom dell’inflazione.
Sintesi per gli investimenti:
Nel settore obbligazionario ancora attese positive per il settore dei titoli indicizzati globali ed europei. Opportunità sul mercato cinese perché, come detto ha una politica divergente sui tassi, offre rendimenti cedolari interessanti e, se in valuta locale, diventa un perfetto strumento di diversificazione con un rapporto 1 a 6. Pertanto, è sufficiente e salutare, investirci una quota residuale del portafoglio. Prudenza, invece, sulle Obbligazioni Corporate, in generale.
Per il settore azionario, geograficamente preferiti gli USA e timidamente, il Giappone ed altri paesi lontani dal conflitto. Per i settori aspettative ancora positive su materie prime, energia, sicurezza informatica e il farmaceutico che è stato troppo penalizzato dalla rotazione degli ultimi mesi.
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