Quando la mente sbaglia

La vecchia pagina del Corriere, per darsi un tono da Sole 24 Ore, è diventata tutta gialla. Una civetteria giustificabile visto che è datata merc. 29/02/1984. L’articolo ha per titolo:


COME DECIDIAMO?   A FURIA D’ERRORI!

“Sorprendenti scoperte sui meccanismi del giudizio umano”


La conservo come un cimelio perché fu il mezzo che mi fece scoprire Daniel Kahneman a 

cui, nel 2002, venne assegnato il premio Nobel per l’economia, proprio per quegli studi. 

Le ingegnose ricerche di Kahneman e dell’amico Amos Tversky, diedero vita alla “Finanza Comportamentale”. Una nuova scienza relativa ai processi mentali che conducono alle decisioni economiche. Fu così smontata la teoria dell’Homo Oeconomicus che presumeva la capacità umana di operare scelte sempre razionali nella ricerca della massima utilità.

Che si fosse squarciato il velo è stato poi confermato dai Nobel assegnati a Robert Shiller nel 2013 ed a Richard Thaler nel 2017, per gli ulteriori sviluppi.

Questi studi hanno individuato e catalogato molti errori cognitivi che il cervello umano commette in modo sistematico nell’assumere decisioni in situazioni d’incertezza. (praticamente quasi tutte)



Considerato che “provare” è il modo migliore per capire, Le propongo di cimentarsi in un test basico, che ho scelto tra quelli utilizzati da Kahneman e Tversky per le loro ricerche.

Non mi deve comunicare la risposta; non conta neppure che il risultato sia corretto. L’unico scopo è quello di fornirle uno spunto di riflessione sul processo mentale utilizzato.


Ecco il test (risponda in un minuto):            


di Pietro sappiamo che è timido - molto meticoloso - porta gli occhiali - ama la lettura.


DOMANDA 1: che probabilità assegna al fatto che di mestiere faccia il bibliotecario? 

Indicare una percentuale _ _ _ _% 


DOMANDA 2: che probabilità è assegna al fatto che di mestiere faccia l’agricoltore? 

Indicare una percentuale _ _ _ _%


Fatto?  Molto bene!

Non sapendo come ha risposto Le fornisco alcuni elementi di Finanza Comportamentale quale strumento di auto-verifica. (. . . magari a scuola procedessero così)


Le manchevolezze del cosiddetto “pensiero veloce”


- decidiamo anche quando disponiamo soltanto d’informazioni superficiali, insufficienti, 

    non verificate (over confidence)

- le decisioni sono frequentemente viziate da stratagemmi mentali e pregiudizi (heuristics 

   and biases) cui ricorriamo in modo compulsivo e nostro malgrado 

- la cosa sorprendente è che professori, artigiani Sofà, scienziati e allevatori di lumache 

   da corsa, sbagliano con percentuali d’errore molto simili 


Ora torniamo a Pietro. La maggior parte delle risposte al test assegna una probabilità più alta al mestiere del bibliotecario. Percentuali molto inferiori, con le motivazioni disparate e spesso non pertinenti, vanno all’agricoltore ed al salomonico 50 e 50.

La vittoria del bibliotecario nasce dalla descrizione di Pietro che, in realtà, è basata solo su indicazioni del tutto inutili ad individuarne il mestiere. 

L’unico dato razionale, ma non fornito, è quello che ciascuno di noi conosce certamente: nella realtà, per un bibliotecario, ci sono migliaia di contadini, quindi, statisticamente . . . 


Gli errori di valutazione più frequenti:

a) A fronte di un probabile guadagno, scegliamo “la certezza”, pur se realizzeremo un  

   risultato minore. (pochi, maledetti e subito, senza soppesare pro e contro)

   Invece, nel caso di una possibile perdita, preferiamo “l’incertezza” anche se rischiamo 

   un danno maggiore. (invece di ragionare calcolando l’utilità, ci affidiamo allo stellone)


b) Lo stesso evento negativo ci appare meno gravoso se diluito in un insieme numeroso.


c) Restiamo ancorati ad un dato, solo perché è il nostro. Si tratta a volte del prezzo a cui 

    abbiamo comprato. Se è sceso deve per forza tornare al nostro valore di riferimento. 


d) Dalla piccola parte di un fenomeno, o da un caso, estrapoliamo conclusioni universali


e) Il rimpianto per una perdita è maggiore di quello per un minor guadagno di pari entità


Perché affronto questo argomento proprio adesso?


Perché l’unico mezzo per ridurre il numero di pericolose “cantonate” è la conoscenza dei meccanismi che governano i processi decisionali in situazioni d’incertezza.


Perché dopo un anno di mercati negativi (non si è salvata alcuna asset class) mi aspetto una certa irrazionalità da parte dei risparmiatori.

Un esempio?

In qualsiasi cosa investiremo il prossimo anno pagheremo di certo un prezzo inferiore a quello del 2018, e perciò, più conveniente.


Il prossimo anno sarà quindi tutto un Black Friday ma . . . vedremo le file di investitori in coda per sfruttare i saldi?


Chiudo sottoponendole un quesito finale: Il test di San Nicola di Mira

Di lui sappiamo che ha una lunga barba; che vive in una casa di legno; che comunica via posta cartacea e, per gli spostamenti, usa ancora un biroccio trainato da quadrupedi.


SOLUZIONE:

Questa volta, pensare che al mondo ci sono alcuni miliardi di poveri a fronte di un solo dispensatore di doni, non è d’aiuto. Non serve neppure disporre di un camino perché . . . la magia del Natale può ciò che razionalità e Finanza Comportamentale escluderebbero.

Pertanto, a mio nome, San Nicola, Santa Claus e, per noi, il più familiare Babbo Le porge 


Sentiti auguri di un sereno Natale

e di

un magnifico anno nuovo!